La guida definitiva all'era Ibanez Lawsuit: miti, modelli e l'età d'oro delle chitarre giapponesi

La cosiddetta Ibanez Lawsuit Era è uno dei capitoli più emozionanti, affascinanti e allo stesso tempo più discussi della storia moderna della chitarra. Negli anni ’70 iniziò una fase in cui i produttori giapponesi realizzarono chitarre elettriche che non solo somigliavano sorprendentemente ai famosi classici americani di Gibson e Fender, ma spesso si avvicinavano per qualità in modo pericoloso. In particolare il marchio Ibanez, dietro cui stava l’azienda tradizionale giapponese Hoshino Gakki, divenne un protagonista centrale di questo rapido sviluppo.

Le chitarre di questo periodo sono oggi molto apprezzate da collezionisti, fan del vintage, professionisti di studio e musicisti in tour. Molti chitarristi rimangono assolutamente sorpresi quando prendono in mano e suonano per la prima volta una Ibanez ben conservata di quell’epoca: la lavorazione è spesso eccellente, i legni e i materiali utilizzati sono di alta qualità e il suono convince anche i musicisti più esigenti.

Ma cosa si nasconde esattamente dietro il termine dal suono drammatico Lawsuit Era (in italiano: Era delle cause legali)? Perché sono nate queste copie esatte? Qual è il vero mito che circonda la famigerata controversia? E perché queste chitarre sono oggi considerate un vero e proprio consiglio segreto per gli amanti degli strumenti vintage?

Questo articolo dettagliato illumina l'intera storia dell'Ibanez Lawsuit Era. Spieghiamo i veri retroscena della famosa controversia legale, mostriamo i modelli più importanti e ricercati, approfondiamo l'hardware e i pickup di quel periodo e spieghiamo perché questi strumenti giapponesi oggi giocano un ruolo così dominante nel mondo delle chitarre vintage.


La prima storia di Ibanez: dalla Spagna al cuore del Giappone

La storia di Ibanez inizia sorprendentemente molto prima che le chitarre elettriche venissero inventate o potessero diventare popolari. L'origine reale del marchio risale al lontano 1908. In quell'anno fu fondata a Nagoya l'azienda giapponese Hoshino Gakki. Inizialmente, però, Hoshino Gakki non era un produttore di strumenti, bensì una fiorente libreria che si specializzò sempre più nell'importazione di spartiti e, successivamente, anche di strumenti musicali.

Negli anni ’20 e ’30 l’azienda importava soprattutto chitarre acustiche classiche dalla Spagna in Giappone, poiché la domanda di strumenti occidentali nel paese del Sol Levante cresceva costantemente. Particolarmente apprezzati e stimati erano gli strumenti magistralmente realizzati del rinomato liutaio spagnolo Salvador Ibáñez.

Queste chitarre godevano di un’ottima reputazione non solo in Europa, ma presto anche in Giappone, per la loro impeccabile artigianalità e il suono risonante. Quando il laboratorio del liutaio spagnolo fu distrutto durante la guerra civile spagnola e l’azienda cessò definitivamente la produzione, Hoshino Gakki si trovò davanti a un problema: la domanda c’era ancora, ma mancava il fornitore.

I giapponesi ingegnosi decisero semplicemente di produrre gli strumenti da soli e di continuare a usare il nome sonoro "Ibanez" (inizialmente ancora come "Ibanez Salvador") per rispetto degli originali e per ragioni di marketing. Così nacque il marchio che decenni dopo sarebbe diventato famoso in tutto il mondo.

Nei primi decenni Ibanez si concentrò soprattutto su:

  • Chitarre classiche da concerto

  • Chitarre acustiche semplici

  • Mandolini tradizionali e altri strumenti a corda

Le chitarre elettriche non avevano ancora alcun ruolo in questa prima fase della storia aziendale.


L’inizio della produzione di chitarre elettriche: il "Eleki-Boom"

Solo negli anni ’60 Ibanez iniziò timidamente a progettare e produrre chitarre elettriche. Il panorama musicale mondiale si era radicalmente trasformato. Il trionfo del rock ’n’ roll negli anni ’50 e poi il cosiddetto "Beat Boom" degli anni ’60 resero la chitarra elettrica lo strumento più ambito dai giovani. Band come The Beatles, The Rolling Stones, The Shadows e negli USA The Ventures segnarono una generazione completamente nuova di musicisti.

In Giappone, le band strumentali surf-rock (in particolare The Ventures) scatenarono un enorme hype, passato alla storia in Giappone come "Eleki-Boom". Improvvisamente ogni giovane voleva suonare una chitarra elettrica. La chitarra elettrica divenne il simbolo supremo di libertà, ribellione e di questa nuova musica entusiasmante.

In quel periodo dominavano soprattutto due enormi produttori americani il mercato mondiale:

  • Fender (con rivoluzionari design solidbody e manici avvitati)

  • Gibson (con tradizionale artigianato, manici incollati e humbucker)

I loro modelli iconici – la Stratocaster, la Telecaster, la Les Paul o la SG – divennero veri e propri punti di riferimento nella storia della musica moderna. Per produttori giapponesi come Hoshino Gakki, da un punto di vista puramente economico, era quindi naturale ispirarsi fortemente a questi design di successo per le loro prime chitarre elettriche, invece di reinventare completamente la ruota.

Le primissime chitarre elettriche Ibanez degli anni ’60 erano spesso piuttosto eccentriche. Avevano molti interruttori, geometrie strane e si ispiravano grossolanamente a marchi europei come Hagström, Eko o Burns e a marchi americani economici come Teisco o Harmony. Ma questo cambiò drasticamente nei primi anni ’70.


L’industria giapponese delle chitarre cresce fino a diventare una potenza mondiale

Alla fine degli anni ’60 e soprattutto nei primi anni ’70, il Giappone iniziò a svilupparsi a un ritmo vertiginoso fino a diventare uno dei centri più importanti e di alta qualità nella produzione mondiale di chitarre. L’etichetta "Made in Japan", che dopo la Seconda Guerra Mondiale era spesso ancora sinonimo di giocattoli di latta economici, si trasformò in un marchio di qualità per l’alta tecnologia e la precisione.

Diversi fattori decisivi hanno giocato un ruolo in questa rapida ascesa:

  • Costi salariali e di produzione significativamente più bassi rispetto agli USA

  • La rapida adozione delle più moderne tecniche di produzione industriale (fresatura CNC, impianti di verniciatura di precisione)

  • Una tradizionale e profondamente radicata etica del lavoro artigianale estremamente elevata e amore per i dettagli

I produttori giapponesi capirono rapidamente che potevano costruire strumenti offerti sul mercato a prezzi molto più bassi rispetto ai costosi originali americani – senza però perdere molto in termini di qualità. Anzi: la qualità aumentava di anno in anno.

Tra i marchi di chitarre giapponesi più importanti e influenti di quel periodo c’erano:

  • Ibanez (Hoshino Gakki)

  • Greco (Kanda Shokai – strettamente legata a Ibanez)

  • Tokai

  • Aria / Aria Pro II

  • Burny / Fernandes

  • Yamaha

È importante capire che marchi come Ibanez spesso non possedevano fabbriche proprie. Hoshino Gakki era il committente e distributore. Le chitarre vere e proprie venivano costruite in grandi fabbriche altamente specializzate. Le tre fabbriche più leggendarie di quel periodo erano:

  • Fujigen Gakki (Il partner più importante di Ibanez)

  • Matsumoku (Famosi per Aria, Epiphone Japan e lavorazioni del legno eccellenti)

  • Terada (Specialisti in strumenti semi-hollow e acustici)

Queste fabbriche divennero negli anni '70 veri epicentri della liuteria moderna e in seguito ottennero anche commesse dai grandi marchi americani.


Le famose copie di chitarre degli anni '70: inizia la guerra dei cloni

Nei primi anni '70 Fujigen e altre fabbriche giapponesi iniziarono a produrre per Ibanez chitarre che somigliavano quasi perfettamente agli originali americani di Gibson, Fender e Rickenbacker.

Questi strumenti venivano spesso chiamati semplicemente "copie", "cloni" o "repliche" dalla stampa specializzata e dai musicisti. Per i costruttori giapponesi non si trattava più solo di somiglianze grossolane come negli anni '60. Gli ingegneri acquistavano originali americani, li smontavano pezzo per pezzo, li misuravano al millimetro e riproducevano quasi ogni minimo dettaglio.

Esempi tipici e particolarmente richiesti dal catalogo Ibanez di quel periodo erano:

  • Copie Les Paul (Standard, Custom, Deluxe)

  • Copie Stratocaster

  • Copie Telecaster

  • Copie SG (inclusi modelli Double-Neck alla Jimmy Page)

  • Copie ES-335 (Semi-Hollowbody)

  • Modelli Flying V e Explorer

Queste chitarre erano talmente identiche che a un primo sguardo veloce su un palco buio erano quasi indistinguibili dall'originale. Anche i loghi sulla paletta erano disegnati in modo che il logo "Ibanez" da lontano somigliasse alla scritta "Gibson" (il cosiddetto "Spaghetti-Logo").

L'evoluzione delle copie: dal manico avvitato al manico incollato

Le copie degli anni '70 vanno divise in due fasi.

Le copie iniziali (circa 1970-1974) assomigliavano alle Gibson Les Paul, ma spesso avevano manici avvitati (Bolt-on), tavole in truciolato (Plywood) sotto la vernice e una cavità sotto la tavola (Chambered). Erano buone, ma tecnicamente ancora lontane dall'originale.

Le copie tardive (circa 1975-1977) erano però veri capolavori. Qui Ibanez (o Fujigen) iniziò a usare corpi massicci in mogano, a incollare tavole in acero massello e a incollare i manici tradizionalmente come nell'originale (Set-Neck). Proprio questi strumenti di metà anni '70 sono quelli che fondano il mito della Lawsuit Era, poiché improvvisamente la loro qualità competeva con l'originale.


Perché sono nate queste copie esatte

La nascita di questi cloni di chitarre quasi perfetti non fu un semplice caso, ma il risultato di diverse circostanze economiche e culturali che si incastrarono perfettamente.

1. La gigantesca domanda di design classici

Molti giovani musicisti volevano suonare proprio le chitarre che i loro idoli come Eric Clapton, Jimmy Page, Jimi Hendrix o Keith Richards usavano sui grandi palchi del mondo. Ma gli originali americani erano proibitivi per il musicista medio. Una Gibson Les Paul Custom o una Fender Stratocaster potevano allora costare senza problemi più di uno stipendio mensile di un operaio. Per studenti e scolari erano semplicemente irraggiungibili. I produttori giapponesi colsero questa enorme lacuna nel mercato e offrirono un’alternativa visivamente identica e ben suonabile a una frazione del prezzo.

2. I problemi di qualità dei leader americani

Negli anni '70 molte delle leggendarie aziende americane di chitarre attraversavano una fase estremamente difficile, spesso definita dagli esperti come gli "anni bui".

Gibson era stata acquistata dal grande gruppo Norlin (la cosiddetta era Norlin), e Fender era già passata nel 1965 in mano al colosso mediatico CBS (era CBS).

Queste aziende erano gestite da contabili, non da liutai. Si concentravano fortemente sulla riduzione dei costi e sulla produzione di massa spietata. Il risultato: i legni diventavano più pesanti, i controlli di qualità più lassisti, le tolleranze meno precise e la qualità generale variava notevolmente. Una chitarra costruita negli USA negli anni '70 era spesso una scommessa. I produttori giapponesi sfruttarono freddamente questa fase di debolezza e produssero strumenti la cui qualità di lavorazione superava in parte quella degli originali americani dell’epoca.

3. Metodi di produzione più efficienti

Le fabbriche giapponesi erano estremamente moderne e organizzate in modo efficiente. Utilizzavano strumenti avanzati e potevano produrre strumenti molto più economici, ma con una costanza sorprendentemente alta. Di conseguenza, le loro chitarre erano enormemente attraenti per i rivenditori specializzati di tutto il mondo, poiché promettevano margini elevati con clienti soddisfatti.


L'origine del termine «Lawsuit Era»: Mito vs. Realtà

Il leggendario termine Lawsuit Era avvolge oggi quasi ogni chitarra giapponese degli anni '70 come un velo mistico. Ma cosa accadde realmente dal punto di vista legale? I design odierni nacquero perché Ibanez fu citata in giudizio da Gibson? La realtà è molto più specifica (e un po' meno spettacolare) di quanto spesso affermino le leggende selvagge nei forum online.

Il termine nacque da una causa legale molto reale tra la Norlin Corporation (allora società madre di Gibson) e la Elger Company (allora distributore americano di Hoshino/Ibanez, con sede a Bensalem, Pennsylvania).

Questa causa legale decisiva ebbe luogo in estate 1977 invece (il ricorso fu depositato il 28 giugno 1977 presso il Federal District Court di Philadelphia).

Gibson aveva constatato che le chitarre Ibanez (e la loro distribuzione negli USA) avevano un enorme successo. Il problema principale per Gibson non era tanto la forma del corpo delle chitarre, quanto un dettaglio molto specifico: la forma della paletta.

Ibanez utilizzava il cosiddetto design «Open Book Headstock» (il bordo superiore della paletta che sembra un libro aperto). Questa particolare sagomatura era stata registrata da Gibson come marchio registrato (Trademark). Gibson sosteneva che questo design fosse protetto da marchio e che i clienti venissero intenzionalmente ingannati dalle copie (violazione del marchio).

Cosa accadde realmente con la causa

Il più grande mito dell'era Lawsuit è che ci fu un epico processo durato anni che mise in ginocchio l'industria giapponese delle chitarre. La verità è: Non ci fu mai una sentenza giudiziaria.

Interessante notare che in questa controversia legale, come detto, si trattava principalmente della forma della paletta, non della forma del corpo Les Paul in sé. Il conflitto fu risolto in modo estremamente rapido e silenzioso fuori dal tribunale.

Un curioso colpo di scena della storia: al momento in cui Norlin/Gibson presentò la causa (metà 1977), Hoshino Gakki aveva già autonomamente interrotto la produzione delle copie esatte con la paletta Gibson! Hoshino aveva previsto il problema e già alla fine del 1976 aveva introdotto per il mercato d'esportazione nuovi design di paletta propri (inizialmente un design che ricordava molto le chitarre Guild, poi il tipico design Ibanez della fine degli anni '70).

Ciò significava che i modelli contro cui Gibson aveva effettivamente intentato causa non venivano più prodotti in Giappone per il mercato statunitense al momento della causa. Ibanez accettò di non offrire più la vecchia forma della paletta negli Stati Uniti, risolvendo così la questione fuori dal tribunale. (Nota: tra l'altro, Fender in quell'epoca non ha mai fatto causa a Ibanez – il termine "Fender Lawsuit" non è storicamente corretto).

Nonostante questa conclusione poco spettacolare, l'evento ha segnato il mondo della musica. Il termine Lawsuit Era è rimasto saldamente in uso ed è oggi usato affettuosamente nel linguaggio comune per quasi tutte le copie giapponesi di alta qualità di chitarre degli anni '70, dai primi fino alla fine del decennio.


I modelli Ibanez più ambiti dell'era Lawsuit

Durante questo periodo di grande produttività, Ibanez ha prodotto e distribuito un numero quasi infinito di modelli diversi. Sfogliare i vecchi cataloghi Ibanez dal 1973 al 1977 è come entrare in paradiso. Ecco una panoramica dettagliata delle serie di modelli più importanti e oggi più ricercate.

Le copie Les Paul (The "Custom Agent" & Co.)

Le chitarre Ibanez più conosciute e discusse di gran lunga in quest’epoca sono senza dubbio le copie delle Gibson Les Paul. Erano rivolte sia ai principianti (con manici avvitati) sia ai professionisti assoluti (con manici incollati da circa il 1975).

Denominazione modello Ispirazione / Originale Caratteristiche specifiche
Ibanez 2350 Gibson Les Paul Custom Spesso con manico avvitato, intarsi a blocco, hardware dorato. Il bestseller assoluto dei primi anni ’70.
Ibanez 2351 Gibson Les Paul Standard Intarsi trapezoidali, spesso con splendide finiture sunburst.
Ibanez 2368 Gibson Les Paul Custom (3 pickup) Dotata di tre humbucker (simile alla "Black Beauty" di Peter Frampton).
Ibanez 2402 Gibson EDS-1275 La leggendaria doppio manico (6 e 12 corde), resa famosa da Jimmy Page.
Ibanez 59'er (2372) Gibson Les Paul Modelli successivi (dal '76), realizzati con manico incollato di altissima qualità.

Caratteristiche tipiche dei modelli di alta qualità (tardivi):

  • Corpo massiccio in mogano (spesso assemblato perfettamente da più parti)

  • Top in acero bombato (Carved Maple Top)

  • Due potenti pickup humbucker (spesso i leggendari Maxon Super 70)

  • Ponte Tune-o-matic stabile e stop-tailpiece

  • La controversa paletta "Open Book" (fino all’inizio del 1977)

Le copie di Stratocaster e Telecaster ("Challenger" e "Silver Series")

Anche se Fender non ha mai fatto causa a Ibanez, le copie degli strumenti Fender rappresentavano un mercato enorme. Ibanez produceva numerosi modelli simili a Strat e Tele, oggi apprezzati soprattutto per i loro manici eccellenti.

Queste chitarre avevano solitamente:

  • Tre (o due) pickup single-coil potenti, prodotti da Maxon

  • Un sistema tremolo vintage funzionale (nei modelli Strat)

  • Un manico avvitato in acero di alta qualità (spesso con "striscia di puzzola" sul retro)

  • La forma esatta della paletta degli originali Fender

La successiva "Silver Series" (a partire dalla fine del 1977) è considerata qualitativamente una delle migliori repliche Fender dell’epoca e ha aperto la strada a marchi successivi come Squier.

Le chitarre semi-hollow e jazz

Oltre alle chitarre rock solidbody, Fujigen ha dimostrato immense capacità anche nella costruzione di strumenti semiacustici di alta qualità. Questi si ispiravano ai modelli della serie Gibson ES (ES-335, ES-175).

Modelli noti sono:

  • Ibanez 2355 (Copia esatta della ES-175, il sogno di molti chitarristi jazz)

  • Ibanez 2363 / 2459 (Meravigliosi cloni della ES-335)

Questi strumenti sono oggi estremamente apprezzati da musicisti professionisti nei generi jazz, blues e indie, poiché a differenza delle solid body, a causa dell'età e del legno essiccato, spesso hanno sviluppato una risonanza acustica incomparabile.


Il cuore degli strumenti: i leggendari pickup Maxon

Un tema spesso trascurato, ma fondamentale per il fantastico suono delle chitarre dell'era Lawsuit, sono i pickup montati. Ibanez non li avvolgeva da sé, ma li acquistava dallo specialista giapponese di elettronica Maxon (Nisshin Onpa).

Maxon realizzò un lavoro di ingegneria brillante a metà degli anni '70. Analizzarono i Gibson "PAF" originali degli anni '50 e svilupparono pickup propri, che oggi godono dello status di leggenda tra gli esperti:

  • Super 70s: Questi humbucker utilizzavano magneti Alnico VIII. Avevano un suono articolato, estremamente chiaro ma comunque caldo e deciso. Questi pickup divennero famosi quando si scoprì che un giovane Eddie Van Halen montò un Super 70s nella sua primissima "Frankenstrat" per ottenere il suono del primo album dei Van Halen!

  • Super 80s ("Flying Fingers"): Questi pickup arrivarono sul mercato un po' più tardi, spesso incapsulati in resina epossidica per evitare il feedback, e avevano coperture vistose con l'incisione di un dito alato. Fornivano più potenza per il rock più duro.


L'importanza della fabbrica Fujigen per il mondo globale delle chitarre

Un fattore decisivo per la qualità costante e il successo duraturo di molte chitarre Ibanez fu la fabbrica Fujigen Gakki nella prefettura di Nagano.

Questa fabbrica si sviluppò negli anni '70 grazie all'enorme produzione di chitarre Ibanez, diventando uno dei centri di produzione di chitarre più importanti, moderni e capaci al mondo. Gli artigiani di Fujigen impararono molto rapidamente copiando i design americani e perfezionarono i processi di lavoro.

La competenza crebbe così tanto che negli anni '80 persino i produttori originali americani bussarono a Fujigen! Fujigen produsse poi ufficialmente strumenti per:

  • Fender Japan (La serie JV di Fender Japan degli anni '80 proviene da Fujigen ed è leggendaria!)

  • Greco (Il diretto concorrente giapponese, strettamente legato a Ibanez)

  • Orville / Epiphone (Le licenze ufficiali Gibson per il mercato giapponese)

Fujigen è stata e rimane famosa per:

  • Lavorazione del legno estremamente precisa e giunzioni manico-corpo perfette

  • Verniciature sottilissime e impeccabili

  • Frettatura precisa ("Fretwork") che permetteva posizioni delle corde basse senza ronzii

Molti musicisti sono ancora oggi letteralmente sorpresi da quanto siano ben costruite anche le chitarre standard di questa fabbrica e da quanto siano facili da suonare.


La svolta storica: da imitatori a leader dell’innovazione

L’avvertimento legale di Gibson nel 1977 si rivelò, col senno di poi, la cosa migliore che potesse capitare a Ibanez. La causa costrinse l’azienda a uscire dalla propria zona di comfort. Invece di continuare a fare affidamento sul know-how americano, Ibanez iniziò a investire massicciamente nello sviluppo di design propri e rivoluzionari.

Un primo passo enormemente importante fu l’introduzione della Serie Ibanez Artist (AR). Queste chitarre double-cutaway avevano ancora elementi classici (corpo in mogano, top in acero, humbucker), ma possedevano già una forma completamente autonoma, elettronica avanzata (come l’interruttore "Tri-Sound") e una qualità costruttiva che spesso superava la linea Gibson dell’epoca. Chitarristi come Carlos Santana (poi famoso con PRS) suonavano modelli Artist intensamente modificati.

Allo stesso tempo Ibanez sperimentava forme radicali. Modelli come la Ibanez Iceman (resa famosa da Paul Stanley dei KISS) o la Ibanez Destroyer (suonata da Phil Collen dei Def Leppard e Eddie Van Halen) dimostrarono che i giapponesi erano ormai pronti a dettare tendenze, non solo a copiarle.

Questa spinta all'innovazione ha gettato le basi per il successo globale del marchio negli anni '80. Ibanez collaborò strettamente con chitarristi moderni (come Steve Vai o Joe Satriani) e sviluppò infine modelli che cambiarono per sempre il mondo del rock e del metal. Tra questi ci sono i modelli superpiatti e veloci, ancora oggi best seller:

  • Ibanez JEM (Modello signature di Steve Vai)

  • Ibanez RG (Lo standard per il metal moderno)

  • Ibanez Saber (Serie S) (Corpi ultraleggeri ed ergonomici)

Senza la base artigianale che Ibanez acquisì durante l'era Lawsuit studiando i vecchi classici, queste moderne macchine da shredder non sarebbero mai nate.


Perché le chitarre dell'era Lawsuit sono oggi così ricercate e amate

Negli ultimi due decenni l'interesse per le chitarre vintage giapponesi ("MIJ" - Made in Japan) è esploso. I prezzi sul mercato dell'usato continuano a salire. Ci sono diverse ragioni valide per questo:

1. Il vero carattere vintage

Le chitarre degli anni '70 hanno oggi quasi 50 anni. Hanno meritato a pieno titolo lo status di vero vintage. Questo significa:

  • Il legno si è essiccato per decenni ed è estremamente ben assestato (con conseguente maggiore sustain e risonanza).

  • Le vernici spesso presentano crepe naturali ("Weather Checking"), che hanno un aspetto visivamente straordinario.

  • Ogni strumento porta con sé il background storico di un'epoca ribelle.

2. L'immenso valore da collezione

Alcuni modelli dell'era Lawsuit sono diventati oggi pezzi da collezione ricercati in tutto il mondo. Particolarmente preziose e costose sono le chitarre con:

  • Hardware Maxon originale ed elettronica intatta

  • La paletta originale in stile Gibson "Open Book" (pre-1977)

  • Colori rari o legni esotici

  • Il cosiddetto "set-neck" incollato (a differenza dei manici avvitati delle Les Paul)

3. Un rapporto qualità-prezzo imbattibile

Nonostante i prezzi in aumento, vale la pena ricordare che, a confronto diretto con strumenti vintage di Gibson o Fender degli anni '60 tardi o '70 (spesso valutati a quattro o cinque cifre), molte chitarre Ibanez dell'era Lawsuit sono ancora relativamente accessibili (spesso tra 600 e 1500 euro, a seconda del modello e delle condizioni). Questo offre ai musicisti un rapporto qualità-prezzo significativamente migliore per una vera chitarra vintage.


Guida all'acquisto: come riconoscere una chitarra Ibanez dell'era Lawsuit?

Il mercato dell'usato può essere confuso. Poiché molte copie negli anni '70 non avevano etichette o queste cadevano, a volte è difficile riconoscere un originale. Ecco i principali indizi che indicano una Ibanez autentica di quel periodo:

  • Numeri di serie: All'inizio degli anni '70 Ibanez spesso non usava affatto numeri di serie. Da metà 1975 venivano impressi sul retro del manico (ad esempio una lettera per il mese e due cifre per l'anno: A76 = gennaio 1976).

  • La paletta e i loghi: Fai attenzione al vecchio logo Ibanez. I primi modelli (fino circa al '75) spesso avevano un intarsio più squadrato. Successivamente è stato utilizzato il logo "Spaghetti" madreperlaceo. Da metà '77 la paletta "Open Book" in stile Gibson è scomparsa ed è stata sostituita dalla forma asimmetrica propria di Ibanez (o dalla forma in stile Guild).

  • Pickup: Se smonti la chitarra, cerca sul retro degli humbucker i timbri "Maxon" o codici numerici. Un codice come "25117" indicherebbe Maxon (2), 1975 (5), novembre (11) e il 7° giorno.

  • Attacco del manico: Nei modelli più vecchi si trova spesso una piastra metallica con l'incisione "Made in Japan" o "Steel Adjustable Neck" sul retro, dove il manico è avvitato.

  • Vecchi cataloghi: La migliore fonte per l'identificazione sono i cataloghi digitalizzati di Ibanez dal 1971 al 1977, che fortunatamente si possono consultare gratuitamente su vari siti di fan su Internet.


Conclusione: Perché l'Ibanez Lawsuit Era è così leggendaria

L'Ibanez Lawsuit Era non rappresenta solo una nota legale, ma uno dei momenti più importanti nella storia della chitarra elettrica. In questa fase d'oro dalla prima alla fine degli anni '70, produttori giapponesi come Fujigen sotto il marchio Ibanez dimostrarono con forza di poter costruire strumenti che qualitativamente potevano competere facilmente con i costosi e leggendari originali americani.

La combinazione imbattibile di:

  • eccellente e costante lavorazione artigianale,

  • i amati design classici vintage

  • e prezzi estremamente attraenti

rese queste chitarre estremamente di successo all'epoca e cambiò per sempre il mercato mondiale. Fu un richiamo all'industria americana a concentrarsi nuovamente sulla qualità.

Allo stesso tempo, fu la nascita di Ibanez come costruttore di chitarre serio e indipendente. Senza l'apprendimento tecnico derivato dalla copia durante la Lawsuit Era, oggi non esisterebbero né la JEM, né la RG, né la serie Artist. Oggi questi strumenti sono un pezzo assolutamente affascinante di storia tangibile della chitarra. Sono per molti musicisti in tour, chitarristi da studio e collezionisti un'ottima e pienamente utilizzabile alternativa agli spesso inaccessibili strumenti vintage provenienti dagli USA.

Chi è interessato alle chitarre vintage, al fascino dell'artigianato giapponese o semplicemente ai design classici dal suono eccezionale, dovrebbe assolutamente approfondire l'Ibanez Lawsuit Era. Queste meravigliose chitarre dimostrano ancora oggi in modo impressionante come l'innovazione globale, la forte competizione e la pura passione artigianale abbiano segnato per sempre il mondo delle chitarre.

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