Ibanez: Come una copia giapponese è diventata una leggenda
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Quando pensiamo a Ibanez oggi, abbiamo subito immagini chiare in mente: manici sottilissimi e velocissimi, colori neon brillanti, tremoli flottanti e virtuosi come Steve Vai, Joe Satriani o talenti eccezionali moderni come Tim Henson, che estraggono suoni apparentemente impossibili dai loro strumenti. Ibanez rappresenta la perfezione moderna, la "Superstrat" definitiva, il suono del Nu-Metal e un’innovazione instancabile nella costruzione di chitarre.
Ma la verità è: uno dei più grandi e innovativi produttori di chitarre al mondo oggi non iniziò la sua ascesa con invenzioni proprie. Iniziò copiando i leggendari design di Gibson, Fender e Rickenbacker – con una precisione tale da finire infine in tribunale.
Benvenuto su patsguitars.de! In questo approfondimento definitivo esploriamo a fondo la storia affascinante di Ibanez. Illustriamo il percorso da un piccolo reparto librario all’epoca della famigerata "Lawsuit" fino a diventare leader globale che ha cambiato per sempre la costruzione delle chitarre. Prendi un caffè, sarà un viaggio selvaggio nella storia della chitarra elettrica.
Gli anni iniziali: radici spagnole e una libreria giapponese
Per comprendere il DNA di Ibanez, dobbiamo viaggiare molto indietro nel tempo – e sorprendentemente non in Giappone, ma in Spagna.
Il nome "Ibanez" deriva dal rinomato liutaio spagnolo Salvador Ibáñez (1854–1920), le cui eccellenti chitarre classiche acustiche erano apprezzate in tutto il mondo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. I suoi strumenti erano noti per la lavorazione impeccabile e il tono melodioso. Allo stesso tempo, in Giappone esisteva un’azienda chiamata Hoshino Gakki, fondata originariamente come libreria ("Hoshino Shoten") nel 1908 da Matsujiro Hoshino.
La famiglia Hoshino capì presto che non solo i libri, ma anche gli strumenti musicali e gli spartiti erano un business redditizio. Negli anni ’20 iniziarono a importare in Giappone le pregiate chitarre di Salvador Ibáñez per soddisfare la crescente domanda di strumenti occidentali.
Ma la Guerra Civile Spagnola (1936–1939) e i successivi conflitti globali ridussero in macerie le officine in Spagna. Le forniture dall’Europa cessarono. Hoshino Gakki reagì in modo pragmatico e visionario allo stesso tempo: invece di abbandonare il mercato, acquistarono rapidamente i diritti sul nome "Ibanez Salvador" e iniziarono a produrre chitarre acustiche in Giappone. Da "Ibanez Salvador" nacque col tempo semplicemente: Ibanez.
Gli anni '50 e '60: forme bizzarre e il primo boom delle chitarre elettriche
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, spinta dall'ascesa del rock 'n' roll, Ibanez iniziò a produrre chitarre elettriche. Chi oggi trova una Ibanez della fine degli anni '50 o inizio anni '60 rimarrà sorpreso: questi strumenti avevano poco a che fare con le macchine ad alte prestazioni di oggi. Erano spesso design stravaganti e bizzarri, con innumerevoli interruttori, pickup strani e manici spessi e massicci. Gareggiavano con marchi come Teisco o Guyatone sul mercato domestico e americano. Erano economiche, avevano un aspetto fuori dal comune, ma a livello di suonabilità e suono erano ancora lontanissime dagli originali americani.
Fatto SEO & curiosità da nerd: Hoshino Gakki non possiede ancora oggi grandi fabbriche proprie per la produzione di massa di chitarre. Sono fondamentalmente un'azienda di distribuzione e sviluppo. Affidano la produzione – un concetto che in seguito, collaborando con la leggendaria fabbrica Fujigen Gakki, avrebbe portato a fama mondiale e qualità senza pari.
Gli anni '70 selvaggi: l'era "Lawsuit" e il rispetto dei grandi
Avanziamo agli inizi degli anni '70. La musica pop e rock esplose, le band riempivano gli stadi e la domanda di chitarre elettriche di alta qualità era enorme. I giganti americani Fender e Gibson dominavano il mercato, ma i loro strumenti erano troppo costosi per molti giovani musicisti.
Inoltre, negli anni '70 entrambe le marche americane soffrivano di enormi variazioni di qualità e tagli ai costi. Per Fender si parla spesso con disprezzo dell'"era CBS" (quando la rete televisiva CBS acquistò l'azienda e montò corpi in frassino pesante con spesse verniciature), per Gibson dell'infame "era Norlin" (caratterizzata da manici multipli, corpi a "pancake" e spesso scarso controllo qualità).
Questo era il momento perfetto per Ibanez. Hoshino Gakki diede alla fabbrica Fujigen l'ordine chiaro: copiate i modelli americani più popolari – Les Paul, Stratocaster, Telecaster, SG, Explorer e Flying V – e rendeteli accessibili.
Il salto di qualità e l'arma segreta "Super 70"
All'inizio queste copie erano costruite in modo economico. Le prime copie Ibanez Les Paul (spesso indicate come serie 23xx) avevano, per esempio, manici avvitati ("Bolt-on") invece dei manici incollati tipici di Gibson, e il legno era spesso compensato di mogano anziché legno massello.
Ma gli ingegneri giapponesi della Fujigen impararono incredibilmente in fretta. Da circa il 1974/1975 la qualità migliorò drasticamente. Ibanez iniziò a usare legni massicci, a incollare correttamente i manici e a potenziare notevolmente l'hardware.
Un fattore decisivo per il successo di queste chitarre furono i pickup. Ibanez (in collaborazione con Maxon) sviluppò i "Super 70" Humbucker. Questi pickup con magneti Alnico-VIII avevano un suono fenomenale – aggressivo, articolato e caldo. L'esempio più famoso? Eddie Van Halen suonò nella maggior parte delle parti ritmiche del primo album Van Halen ("Van Halen I") non sulla sua celebre "Frankenstrat", ma su una Ibanez Destroyer modello 2459 (una copia esatta della Gibson Explorer in legno di Korina), equipaggiata proprio con questi pickup Super 70.
A metà degli anni '70 le copie Ibanez erano di una qualità che non solo era pari agli originali americani dell'era Norlin o CBS, ma in parte anche superiore. Migliore intonazione, finiture pulite e elettronica affidabile rendevano questi strumenti consigliati tra i professionisti.
La causa (The Lawsuit)
Gibson non poteva più tollerare questa situazione. Nel 1977 la casa madre di Gibson, la Norlin Corporation, ne ebbe abbastanza. Presentarono una causa presso il Federal District Court di Philadelphia contro Elger Guitars (la filiale di distribuzione nordamericana di Hoshino, con sede a Bensalem, Pennsylvania).
Il mito: Spesso nei forum e da parte dei venditori si sostiene che Gibson avesse fatto causa a Ibanez per la copia completa delle forme delle chitarre o dei legni.
La verità: La causa riguardava esclusivamente il diritto di marchio sul design della paletta. Ibanez aveva copiato esattamente la caratteristica paletta "Open Book" (libro aperto o anche "Mustache") della Gibson Les Paul.

Ironia della sorte, la causa arrivò in realtà troppo tardi. Ibanez aveva già modificato la forma della paletta (la cosiddetta paletta "Guild-Style" o "Tulip") alla fine del 1976 per il mercato USA, proprio per evitare problemi di questo tipo. La causa fu rapidamente risolta fuori dal tribunale. Ma il termine "chitarra Lawsuit" era nato.
Oggi questi strumenti (con la paletta Gibson esatta, prodotta prima del 1977) sono pezzi da collezione estremamente ricercati, che raggiungono prezzi altissimi nel mercato dell'usato, perché rappresentano l'età d'oro dell'arte giapponese della copia.
Dal copista all'innovatore: la nascita della propria identità
La controversia legale fu un forte campanello d’allarme. Hoshino Gakki capì che a lungo termine non si poteva sopravvivere e crescere solo come "campione delle copie". Servivano un’identità propria, design originali e innovazioni tecniche per essere percepiti come un marchio premium. Ciò che seguì alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli ’80 fu un’esplosione creativa che pose le basi per il mito Ibanez.
1. La Ibanez Iceman
Una delle prime forme davvero radicali e completamente autonome fu la Ibanez Iceman (originariamente introdotta a metà anni ’70 come Artist 2663). Con il suo corpo asimmetrico, quasi alieno, sembrava provenire da un’altra dimensione. La grande svolta per questo modello arrivò quando Paul Stanley, frontman e chitarrista ritmico dei KISS, fece della Iceman la sua chitarra principale. Ibanez gli costruì il modello Signature PS10 – una versione lussuosa con binding e intarsi a specchio speciali. La Iceman dimostrò al mondo che Ibanez sapeva creare design cool e originali, funzionanti sui palchi più grandi del mondo.

2. La serie Artist (AR)
Mentre la Iceman serviva i rocker da show, Ibanez attaccava direttamente la Gibson Les Paul con la serie Artist (AR) – ma non più come una copia economica, bensì come un’evoluzione ben studiata.
Con un design simmetrico double-cutaway, manici incollati, fantastiche tavole in acero e blocchi massicci di ottone sotto il ponte per uno sustain praticamente infinito ("Sustain Block"), la Artist era una chitarra di lusso assoluto. A questo si aggiungevano gli interruttori "Tri-Sound", con cui si potevano splittare, collegare in parallelo o in serie i pickup Super 80 "Flying Finger" di nuova concezione. I modelli AR erano camaleonti tonali e offrivano una qualità costruttiva che faceva sembrare vecchi anche gli strumenti più costosi dei custom shop americani concorrenti.
3. George Benson e la rivoluzione Archtop
Parallelamente al mondo del rock, Ibanez fece qualcosa di incredibile: conquistarono il superstar assoluto del jazz, George Benson, per sé. La Ibanez GB10 (introdotta nel 1977) fu il primo modello ufficiale Signature Ibanez in assoluto ed è ancora oggi in produzione continua.
Benson non suonò questa piccola e compatta Archtop perché Ibanez gli offrisse più soldi, ma perché risolveva i suoi problemi. Era più piccola, non perdeva rapidamente il segnale su palchi rumorosi come le grandi jazzbox tradizionali e aveva "Floating Pickups" (pickup flottanti) che permettevano alla tavola armonica di vibrare liberamente. Poco dopo seguirono leggende del jazz come John Scofield (serie JSM) e Pat Metheny (serie PM). Ibanez era improvvisamente entrata anche nell'élite del jazz.
Gli anni '80: Superstrat, shredder e il decennio della velocità
Se gli anni '70 avevano portato rispetto a Ibanez, gli anni '80 portarono il dominio assoluto nel settore rock. Fu il decennio dell'Heavy Metal, del Glam Rock e delle innumerevoli note al secondo. I "Guitar Heroes" nacquero.
I chitarristi non volevano più manici vintage ingombranti; volevano tastiere piatte e velocissime, cutaway profondi per un accesso senza sforzo al 24° tasto e soprattutto: sistemi tremolo con cui poter rilassare completamente le corde ("Dive Bombs") o tirarle verso l'alto senza che la chitarra si stonasse nemmeno di un centesimo.
Le Stratocaster tradizionali o le Les Paul sembravano improvvisamente antiquate. Marchi come Kramer, Charvel e Jackson prosperavano, ma Ibanez rispose con un'incredibile ingegneria dal Giappone.
Il manico "Wizard": ergonomia ripensata
Ibanez rivoluzionò il profilo del manico. Il leggendario manico Wizard (introdotto alla fine degli anni '80) era incredibilmente sottile (spesso solo 17 mm al primo tasto e 19 mm al 12° tasto) e aveva una tastiera estremamente piatta (ad esempio raggio 430 mm / 17 pollici). Questo permetteva un'action incredibilmente bassa senza ronzio. Tecniche come il tapping a due mani, lo sweep picking e il legato rapidissimo venivano enormemente facilitate da questa ergonomia. Il manico Wizard divenne lo standard industriale per le chitarre shredder.
L'Edge Tremolo: Floyd Rose alla perfezione
Mentre quasi tutti i produttori negli anni '80 utilizzavano il tremolo Floyd Rose con licenza, Ibanez fece un passo avanti sviluppando il sistema internamente. L'Ibanez Edge Tremolo (poi affiancato dal più sottile Lo-Pro Edge) è considerato ancora oggi da molti liutai di alto livello e professionisti come il miglior tremolo double-locking al mondo.
Perché? Perché i bordi affilati erano più robusti, la leva era inserita invece di essere avvitata (evitando fastidiosi giochi) e le meccaniche più precise offrivano una stabilità di accordatura senza pari.
La nascita delle serie RG e S
Nel 1987 Ibanez presentò la serie RG. Con il suo doppio cutaway appuntito e aggressivo, la configurazione a 24 tasti, la disposizione di pickup H-S-H (Humbucker-Singlecoil-Humbucker) per la massima versatilità sonora e la forma sottile del corpo, la RG divenne la "Superstrat" definitiva. È ancora oggi la serie più venduta di Ibanez di gran lunga.

Contemporaneamente uscì la S-Serie (Sabre). Queste chitarre si distinguevano per il corpo in mogano estremamente sottile e aerodinamico. Erano incredibilmente leggere, ma grazie al legno di mogano pesante offrivano comunque un suono pieno e potente.
Eroi della chitarra: l'era degli strumenti signature
Nessun altro marchio ha portato la collaborazione con gli artisti così all'estremo e così strettamente integrata nella produzione di serie come Ibanez. Capirono che il chitarrista non è solo un testimonial, ma un co-sviluppatore.
Steve Vai e la colorata JEM
Il riconoscimento più grande per Ibanez arrivò nel 1987. Steve Vai, ex chitarrista di Frank Zappa e David Lee Roth, era il chitarrista più in voga e tecnicamente dotato del pianeta. Ogni produttore lo voleva. Vai inviò le sue richieste estremamente specifiche, quasi assurde, a diverse aziende. Ibanez consegnò in tempi record il prototipo perfetto, costruito dal maestro liutaio Mace Bailey.
Da questa collaborazione nacque la Ibanez JEM. Con il suo vistoso "Monkey Grip" (la maniglia nel corpo), la cavità tremolo "Lion's Claw" (che permetteva un sollevamento estremo del tremolo), i coloratissimi pickup DiMarzio e il meraviglioso intarsio "Tree of Life", la JEM divenne un'icona assoluta. La JEM era rivoluzionariamente costosa, ma un enorme successo. Ancora più importante: la forma base della JEM divenne il modello per la serie di massa accessibile Ibanez RG.
Joe Satriani e Paul Gilbert
Poco dopo arrivò l'ex insegnante di chitarra di Steve Vai: Joe Satriani. La serie Ibanez JS prese una strada completamente diversa rispetto alla spigolosa JEM. Basata sulla serie Ibanez Radius, il corpo della JS è arrotondato, quasi aerodinamico come una goccia, dotato di speciali humbucker DiMarzio e di un filtro passa-alto.
Anche Paul Gilbert (Racer X, Mr. Big) si unì alla famiglia Ibanez. La sua serie PGM si basava sulla RG, ma rinunciava al sistema tremolo (Gilbert preferiva ponti fissi) e si distingueva per i celebri fori a F dipinti.
Gli anni '90 e 2000: Nu-Metal, 7 corde e Djent
Quando nei primi anni '90 il grunge (Nirvana, Pearl Jam) conquistò il mondo della musica e i assoli di chitarra divennero improvvisamente "poco cool", molti produttori di Superstrat vacillarono. Ibanez però dimostrò ancora una volta la sua incredibile capacità di adattamento.
Il boom delle 7 corde e Korn
Già nel 1990 Ibanez, insieme a Steve Vai, aveva lanciato la prima chitarra elettrica a 7 corde prodotta in serie, la Universe. Inizialmente era un prodotto di nicchia. Ma a metà anni '90 una giovane band di Bakersfield, California, la scoprì nei pegni: i Korn.
Munky e Head dei Korn accordarono la già bassa settima corda (H) un tono intero più basso, su A, creando un suono massiccio e percussivo che definì il genere Nu-Metal. Improvvisamente ogni adolescente voleva suonare una Ibanez a 7 corde. Ibanez dominò questo decennio equipaggiando band come Limp Bizkit, Slipknot e Fear Factory.
L’era moderna: 8 corde, Multi-Scale e la serie AZ
Ibanez non si è mai fermata. Quando la scena progressive metal (Djent) richiese toni più bassi, costruirono per la band svedese Meshuggah le prime chitarre a 8 corde prodotte in serie.
Con l’arrivo di chitarristi modern-prog tecnicamente incredibili come Tosin Abasi (Animals as Leaders) e Tim Henson (Polyphia), Ibanez sviluppò strumenti con tastiere a scala multipla (Multi-Scale), chitarre senza testa (serie Q) e la serie AZ. La serie AZ fu la risposta di Ibanez al mercato boutique delle Strat (come Suhr o Tom Anderson) – con manici in acero tostato, profili C più spessi e pickup Seymour Duncan. Una chitarra che va dal jazz pulito al metal pesante e oggi è estremamente popolare.
Bassi e acustiche: molto più delle sole chitarre elettriche
Anche se le chitarre elettriche sono il fiore all'occhiello, non bisogna dimenticare gli altri segmenti.
Con la serie Soundgear (SR) Bass, Ibanez lanciò alla fine degli anni '80 bassi con manici sottili e veloci e corpi leggeri ed ergonomici. Erano l'esatto opposto dei pesanti Fender Precision Bass e divennero rapidamente i preferiti dei bassisti rock, pop e metal.
Nel settore acustico e semi-acustico dominano il mercato per strumenti accessibili ma di alta qualità le serie Artcore e Artwood. Chi cerca una chitarra jazz difficilmente può fare a meno della serie Artcore senza sforare il budget.
Un excursus storico: il leggendario pedale verde (Tube Screamer)
Non si può scrivere un articolo epico sulla storia di Ibanez senza menzionare una piccola, modesta scatola verde. Alla fine degli anni ’70 Ibanez (ancora una volta prodotto in collaborazione con Maxon) lanciò il TS808 Tube Screamer Overdrive, seguito poi dal TS9.

Invece di distorcere e distruggere completamente il suono come un pedale fuzz, il Tube Screamer enfatizzava le frequenze medie, attenuava i bassi e faceva saturare gli amplificatori valvolari in modo naturale e cremoso. Quando il gigante del blues Stevie Ray Vaughan collegò il TS808 (e poi il TS9 e TS10) ai suoi potenti ampli Fender per creare il suo massiccio tono Texas Blues, il pedale divenne una leggenda assoluta.
Oggi il Tube Screamer è probabilmente il pedale overdrive più copiato e clonato al mondo. Una bella ironia della storia per un’azienda che iniziò proprio come semplice copiatore.
La guida alle linee Ibanez per patsguitars.de: Quale serie fa per te?
Ibanez oggi ha un portfolio estremamente ampio, quasi dispersivo. Se cerchi sul mercato dell'usato o nei negozi online, la quantità di combinazioni di lettere e numeri può confondere. Ecco una panoramica dettagliata dei livelli di qualità per fare chiarezza:
| Serie | Paese d'origine | Target | Caratteristiche & Specifiche |
| GIO | Cina / vari | Principianti | Ottimo rapporto qualità-prezzo. Strumenti d'ingresso solidi che riprendono l'estetica dei modelli più costosi. |
| Standard | Indonesia | Amatori & Intermedi | La spina dorsale di Ibanez. Hardware solido, enorme varietà di modelli (RG, S, AZES), veri "cavalli da lavoro" per il palco. |
| Iron Label / Axion Label | Indonesia | Metal / Modern Prog | Aspetto scuro, elettronica spesso ridotta (senza potenziometro del tono), equipaggiato con costosi pickup Fishman Fluence o Bare Knuckle, spesso disponibile in versione Multi-Scale (tasti a ventaglio). |
| Premium | Indonesia | Ambiziosi & Semi-Professionisti | Esteticamente spesso al livello J.Custom (top in radica, ecc.). Da evidenziare il "Premium Fret Edge Treatment" (bordi tasti arrotondati a sfera) per una sensazione di suono estremamente fluida. |
| Prestige | Giappone (Fujigen) | Professionisti & Appassionati | Il "Sweet Spot" della qualità. Impeccabile artigianato giapponese dalla fabbrica Fujigen. Dotato della migliore hardware Gotoh e dei legni più pregiati. Chi ha suonato una Prestige spesso non vuole più altro. |
| J.Custom | Giappone | Collezionisti & Elite | Il meglio del meglio. Legni selezionati a mano, elaborati intarsi "Tree of Life", prodotti in tirature limitatissime nel Custom Shop giapponese. |
Consiglio vintage di Pat: Se cerchi sul mercato dell’usato il miglior rapporto qualità-prezzo, tieni d’occhio i primi modelli "Made in Japan" (MIJ) prodotti nello stabilimento Fujigen tra il 1987 e circa il 2003. In particolare modelli come la Ibanez RG550, la RG570 o la prima S540 spesso offrono una qualità da vero prestigio (con i tremoli Edge originali e indistruttibili) a una frazione del prezzo di listino attuale. Unico neo dei modelli più vecchi: fai attenzione a crepe sottili nella giunzione del manico (Neck-Pocket-Cracks) – sono quasi standard nelle Ibanez di quell’epoca, ma di solito sono solo un difetto estetico nella vernice!
Conclusione: Il mito della perfezione giapponese
La storia di Ibanez è una storia senza precedenti di adattabilità, coraggio e ingegneria perfetta. Hoshino Gakki ha capito presto cosa serviva ai chitarristi – spesso prima ancora che i musicisti stessi lo sapessero. Sono passati da piccoli importatori a abili imitatori e infine a pionieri assoluti dell’innovazione tecnica.
Ibanez non ha solo influenzato la costruzione moderna delle chitarre, l’ha definita per generazioni di musicisti. Marchi tradizionali come Fender e Gibson spesso si adagiano (e con la loro storia non a torto) sui loro allori vintage degli anni ’50 e ’60. Ibanez invece spinge sempre avanti l’evoluzione. Non esitano a progettare profili di manico asimmetrici, testare nuovi materiali o fornire esattamente gli strumenti necessari a sottoculture come la scena Djent.
Una Ibanez è più di un semplice pezzo di legno con fili. È uno strumento di precisione e una testimonianza che la maestria artigianale, il coraggio nel design non convenzionale e l’attenzione alle esigenze dei musicisti possono portare un marchio dall’ombra dei giganti fino alla vetta.
Che tu suoni una vecchia Lawsuit Les Paul, una RG550 consumata degli anni '80 o una moderna Q-Series senza testa: hai sempre tra le mani un pezzo di storia della musica.
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